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Jul
23

Out of my mind. I’m coming back in 5 minutes

Escrito por Prophet

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News dal fronte.

E’ da un pò che sto pensando a farmi un biglietto da visita. Appena pronto, su richiesta, ve ne invierò una copia. Mentre sto editando un vecchio scritto che ho intenzione di rendere pubblico e acquistabile, si va avanti nella strutturazione del nuovo. Nel frattempo lavoro (anche) (a tempo perso) sul mio motore inferenziale sui titoli di borsa, a old-never-ending-project, di cui vorrei dare conto su un altro blog appositamente strutturato. Inutile perdersi sui dettagli: per quanto ne so – e ne sto sapendo sempre più – ha delle caratteristiche che lo rendono uno strumento dalle performances inaspettabilmente (riflettere sulla scelta volutamente insolita della declinazione dell’avverbio, please) remunerative (e altrettanto inaspettabilmente remunerabili, sospetto, se non lo faccio vedere/acquistare o non interesso nessuno allo stesso). Al momento lo sto testando, in maniera piuttosto arbitraria e causale, sui titoli del mib30 e sul sovrainsieme del mibtel. Per chiarire: permette di trarre conclusioni (regole di applicazione) sulle tipiche pre e post condizioni storico/statistiche sull’andamento di un titolo a scelta. Per essere un attimo più chiaro: ecco un esempio. Diciamo che vogliate sapere cosa è successo tipicamente (e se esiste una o più precondizioni tipiche e statisticamente [e probabilisticamente] affidabili) nei due giorni precedenti ad una crescita del titolo Fiat (merd!) di +2.0 accumulati in (l’esempio continua) due giorni, analizzando lo spettro dei tre giorni che lo hanno preceduto. Il mio motore inferenziale riesce a trovare correlazioni ipersignificative (mi permetto qui l’ “iper†perché ho i dati sottomano), tanto che consentirebbe su base statistico/predittiva ad un trader che si volesse attenere alla miglior regola estratta (ad esempio) di portarsi a casa guadagni considerevoli in tempi ristretti. Perché non usare questo strumento in proprio, quindi? Risposta semplice: per trarne beneficio occorrerebbe non giocarsi semplicemente i 500/1000/3000 euro budgettabili da un trader casalingo. Potrei crearmi un account per trading on line (solo nel mio immediato contorno lavorativo ce ne sono parecchi che si dilettano in cotanta attività, con alterne fortune e capacità), ma se anche riuscissi a guadagnare un netto esorbitante (ma non impossibile con questo ipotetico motore finanziario) del 300% investito su base annua (per dirne una ed è “una†davvero “speculativaâ€, dato che un trader intelligente non si prospetterebbe più di un 15/25%), cosa avrei ottenuto? So (auf deutch, bitte!) ci dedicherò un blog apposito, dove chi vuole potrà (forse) ottenere consulenze gratuite di prova, per generare un minimo di interesse attorno al mio prodotto.

E andiamo oltre: il secondo libro progettato ha bisogno di una –purtroppo- lunga preparazione, da tutti i punti di vista. Questa affermazione, che può anch’essa apparire strana, è dovuta al fatto che occorre predisporre un mucchio di cose affinché io lo riesca a portare a termine secondo l’idea che ne ho e la maggior parte di questi fattori richiedono molto impegno e capacità di coordinazione e pianficazione (nonché, ahimé: pazienza, virtù o difetto che in me trova poco ascolto).

Che mistero!

Ma qual è l’evento più importante del momento? Diciamo che sono stato a Prato. Meglio: facciamo una serie di ipotesi sulla base di questa affermazione iniziale anch’essa ipotetica. E cosa ci sono andato a fare mai, a Prato? Diciamo che ci sono andato a sostenere un colloquio. Che brutta (come tutte quelle consuetudinarie) espressione “sostenere un colloquioâ€; piuttosto diciamo che sono andato “a colloquiareâ€. Il contesto però è oramai scoperto. La serie di ipotetici naturalmente è appena iniziata: per amore di discussione introduciamo quindi l’ulteriore tassello: ci potrebbe essere l’offerta di andare a lavorare lì. Da Milano??? Ok. Trasferendocisi. Ok: non datemi immediatamente del deficiente. Teniamo presente che mi sono svegliato un pochino e che la prima cosa che ho cercato di investigare sarebbe la possibilità di vivere in un’altra grande città, in questo caso Firenze, che raggiunge Prato in quindici minuti. Alcuni lì, lo fanno. Lo spostamento medio in termini di tempo impiegato, qui a Milano, per raggiungere i propri uffici è valutabile (su base media, sempre) attorno ai 40/50 minuti. Chi lo fa in 20, chi in 80. Firenze dunque. Ora si inizia a ragionare: Firenze ha un suo fascino.

Come sarebbe vivere a Firenze? Il fatto è che non lo so e qui invece so che appena scendo in strada e/o solo entro in metropolitana, sono circondato da un mondo multiforme e affascinante fatto di straccioni, accattoni, incravattati, improbabili AD, semplici panettieri (in fondo li cito per manzoniana memoria) e muratori, extracomunitari di vario genere (ovvero, del genere meno interessante [neri, marocchini, rumeni, etc] e di quello molto più appetibile [ovvero polacche, rumene, lettoni, estoni etc]), modelle e fighe da urlo, la maggior parte delle quali semplicemente e perennemente in cerca di capire cosa si può fare di intelligente (secondo – ovviamente – strategie comportamentali del tutto differenti e variegate). Insomma: qui se vuoi trovare una cosa (spettacoli, divertimenti, persone, etc) basta che ti mobiliti.

E Firenze? Beh, aggiungiamo l’ipotesi che il corrispettivo in K (“k†è il pre/post fisso di origine greca per indicare le migliaia nell’indicare i multipli dell’unità di misura, come il nostro “chilo†e “Kilobyteâ€) cresca di un quantum significativo e credibilmente apprezzabile. Attualmente il mio K lordo è (perché nasconderlo?) di 36. Si parla, nell’ipotesi toscana (non è bellissimo il loro modo di parlare? Solo a parlare con un barista mi sono sganasciato: è troppo grande la tentazione di credersi immersi in un film tipo “L’uraganoâ€) si parla di un delta probabilmente quantificabile attorno a +8/9K. Insomma: non una bazzecola. Almeno per me. Ovvio che tutto va riportato alla quota attuale. Si tratta e neppure in fondo, di un aumento dell’ordine del 25%. La quota può essere tradotta per tonti (come lo ero prima del corso in “qualità della vita su base monetizzabile†che si sono ostinati a farmi frequentare con alterni risultati da quando ho messo la testolina fuori della pancia della mia mamma, una notte fra il 27 e il 28 maggio dell’altro millennio), un aumento (sempre monetizzato) di circa 5500e annui netti, ancora e sempre traducibili su base mensile (in 12 o 13 comode rate versate sul mio C/C) di 420/500e. E ora cerchiamo di capirci ben bene: cosa sarebbe, in qualità della vita, questo vil denaro? La scelta è arbitrariamente fattibile e come ogni scelta discutibile sul piano della propria e del tutto personale progettualità vitale. Teniamo conto che ipoteticamente si tratterebbe (anche: è un piatto consistente della bilancia) di vivere in una nuova città e non proprio in una qualunque. Potrei considerarla come una “vacanza†in giro per l’Italia, della durata variabile. Più estesamente, a questo punto potrei pensare che si potrebbe aprire un nuovo tipo di scenario generale: quello di cambiare di tanto in tanto (diciamo ogni 1, 2 anni o variabilmente) le strade su cui i miei teneri piedini si potrebbero posare per andare a lavorare. E vivere. E conoscere. E credere nei dadi dell’esistenza.

Inoltre, nel pacchetto/offerta, ci sarebbero diverse trasferte nell’arco dell’anno in altre città italiane (fra qui Cagliari. Io la Sardegna non l’ho vista). Anche qui molto dipende se la cosa può piacere. A me, detto francamente, sì.

On-the-other-hand: se resto qui ho la possibilità di scalare (molto probabilmente in maniera “esterna†all’attuale impiego) in maniera arbitraria. Il che vuol dire, per arrivare al nocciolo: forse di tanto, forse di poco, forse lentamente, forse rapidamente. Certo è che qui, non mi stanco a ripeterlo, le conoscenze si possono fare. E il social-network, mi spiace affermarlo, conta per un buon 99%. Il restante 1% è fortuna (conta anche sul social-network però), capacità (vedi parentesi precedente) e volontà. Eh sì, quella vale davvero poco: è assolutamente sottostimata rispetto ad avere due gambe affusolate, un visino da ninfetta e un po’ di disponibilità). La volontà, d’altra parte, rispetto alle rimarchevoli qualità della ragazza bella, caparbia e magari stupidina, ma con una chiara visione del verso in cui gira il mondo, la metterei anch’io in assoluto secondo piano, se ne avessi la possibilità ;) Il merito, poi lo sistemiamo in cantina, che dite? Così i vostri bambini saranno sopresi di trovarvecelo seppellito lì assieme ai vecchi ricordi fra una cinquantina d’anni.

In ogni caso e benché – che arroganza! – ci sia piuttosto abituato, vedere persone interessate alle tue (presunte) capacità, sulla base di un colloquio e un pezzo di carta (che però sembra “cantareâ€: io sostengo viceversa che sono sirene e occorrerebbe tenersi un bel pezzo di cera ben ficcato nelle orecchie se si volesse avere la parvenza di uomini che fanno delle scelte a ragion almeno parzialmente “provataâ€), vedere e ascoltare dunque persone interessate a te (o al tuo profilo, il che, in ambito professionale, è più o meno equivalente visto l’appiattimento generale richiesto), fa un gran bene all’autostima. Sarà però che ho perduto la patente (per modo di dire “perdutaâ€), ma la mia auto-stima la guido come pare a me, senza rispettare i segnali della strada tracciata da altri. Manco la precedenza (e ne faccio un vanto!), non rispetto i semafori (tantomeno il fantomatico STOP!) e procedo secondo la mia traiettoria stramba, fatta di deviazioni, lavori in corso, stradine abbandonate e quant’altro. L’autostrada dell’imbecillità, a sette corsie, la lascio ad altri. Ben per loro. Per me non fa.

E’ pieno di letterati, scrittori, attori che distribuiscono cappuccini al McDonald: facciamone un vanto. Non ci sono dentisti, non dottori, avvocati, notai, che servono hamburger, al McDonald. Per questo è statisticamente più probabile siano dei coglioni. Se uno dietro un bancone ti dice che ha del talento ma “provvisoriamente†deve fare quello che fa, a parte il “provvisoriamente†detto per riscattare l’anomalia quotidiana e ridurre il disprezzo quotidiano, vale una mancia. Vai pure a fare il dentista, il dottore, l’avvocato, etc. E non servirai mai un buon hamburger. Ma sappi che io (e con me moltissimi eppure selezionati altri), sappiamo che leggi un paio di libri al mese (forse) e che non sai un emerito cazzo di nulla. Il mio fors’anche non talentuoso e apparente nullità del MC (o maschera del cinema, tanto per essere autobiografico) non smette di leggere giorno dopo giorno, scrivere, pensare, riflettere. Non si annoia e non sbadiglia di sera se fra amici nasce una discussione sulla politica. Ha normalmente una biblioteca di tutto rispetto (e/o solitamente leggere riviste di architettura, politica, sociologia, ascolta un po’ di classica, va a teatro – e non a vedere solo i musical – e al cinema non disprezza le retrospettive b/n – le vacanze di natale e quelle nei paesi arabi-lungo-costa-low-cost gli sembrano delle puttanate borghesuccie, ha un senso estetico di lungo periodo solo vagamente influenzato dalle mode e si fa prendere però da tutte le stravaganze collaterali della vita, quali il pircing, i viaggi auto-organizzati, il tibet del caso etc). Normalmente, il poeta-del-libro-nel-cassetto che lavora nel MC, se esiste e riesci ad incocciarlo, sa chi era Majakowskij. E sai cosa mi disturba? Che gli altri, quelli che non servono né un buon né un pessimo ceesburgher, pensano di pensare. Fatevi un bel corso accelerato di intelligenza. Quelli del MC normalmente li tengono quando si stufano di servire al vostro tavolo. E continuate a leggere i vostri giornali/quotidiani credendo di essere informati. Leggere non conta? E chi siete, voi, che non lo fate se non sporadicamente, per riempirvi la bocca con questa grande sciocchezza? È come se uno che non sia stato su Marte parlasse con uno che invece c’è stato e dicesse: lo scafandro non ha importanza!

A questo punto, oltretutto, visto che il mio intervento ha preso una piega di disprezzo tutt’altro che disprezzabile ma sicuramente disprezzata (!) eccovi un bel test, appena appena letto e tratto da un fantastico libro (che non leggerete mai), abbastanza adatto a illustrare la faccenda.

Il test è stato condotto su un largo numero di persone qualunque e su un ancor più ampio campione di dottori (sì, proprio quelli, i “laureati in medicinaâ€, quei – spesso, non sempre, ma abbastanza spesso – fanfaroni pseudo scienziati con cui i poveri inservienti e maschere hanno a che fare quotidianamente).

Cimentatevi anche voi. O sottoponetelo a vostri amici dottori. Sapremo dirci. La soluzione la trovate più sotto e non sbirciate: l’ho nascosta fra le righe per i più furbetti di voi.

 

“Diciamo che esiste una malattia con un incidenza media sulla popolazione di 1 su mille. Ovvero, una sola persona su mille ne è affetta, che lo sappia o meno. Credo che sia piuttosto facile capire fin qui. Si tratta di una malattia non troppo diffusa. Ora: viene creato un test per verificare, quando un omino o donnina di presenta davanti a voi, se lui – proprio lui – ne è colpito. Facciamo l’ipotesi che siete voi, a questo punto, che andate dal dottore, si sottoponete al test  e il giorno dopo andate a ritirare la risposta. Lui vi guarda serio, dal suo camice bianco dietro la scrivania e dopo aver tergiversato un po’ vi dice: ‘ebbene, il test, purtroppo è positivo’. Accidenti, vi dite, merda! Proprio io? Poi cercate di riprendervi e vi azzardate a chiedere se il test è sicuro o ci sono magari dei margini di errore e, nel caso, quali siano. Il dottore vi risponde: ‘in verità, purtroppo, il test è piuttosto sicuro: fornisce  solo il 5% di falsi positivi, ovvero su 100 persone non malate che lo fanno, sbaglia solo in 5 casi, negli altri 95 ci azzecca. Per cui…’â€

 

Per cui?

La domanda posta al cospicuo campione di persone (comuni) e all’ancor più cospicuo campione di dottori e che a questo punto rimbalzo a voi è: “quante sono le probabilità che siate effettivamente malati?â€

Vi invito a riflettere prima di rispondere. Mi pare che la storia sia piuttosto chiara e i dati in vostro possesso abbastanza espliciti.

Immedesimatevi. Esiste una malattia non troppo diffusa che viene contratta, in media, da una persona su mille. A scopo prudenziale vi siete detti, “facciamo un test, non si sa mai!â€. Avete fatto il test, quindi, che però fornisce il 5% di “falsi positiviâ€. Sbaglia al 5%. Purtroppo siete risultati affetti. Come considerate la cosa? Quante sono le probabilità che siate “effettivamente†malati?

 

 

La decisione in merito a Firenze, al caso, devo prenderla nei prossimi quindici giorni, facciamo l’ipotesi, o poco più/meno.

Siccome è dio (accipicchia, nientemeno) che, come in un rally, sta al mio fianco a darmi indicazioni sul percorso, mentre guido, non temo di fare errori. Mi sono assicurato un copilota con una mappa del posto piuttosto completa..

Gli alberi, quand’anche ci andassi a sbattere, in fondo, li ha ideati lui e sempre lui è stato a metterli proprio lì dove eventualmente avrei dovuto schiantarmi quando ha dichiarato, perentoriamente, in risposta al mio sguardo perplesso “svolta!!â€

Oppure dirà “terza/quarta/quinta, avanti cosìâ€.

E chi lo sa?

 

 

Risposta al test.

La stragrande maggioranza degli intervistati purtroppo si rivela di una coglioneria e ignoranza davvero sorprendente. E pericolosa, giustamente aggiunge l’autore del libro che non arriverà mai nelle vostre case, specie se siete un dottore. Siccome il test è sicuro al 95% pare che la vostra probabilità di essere malati sia proprio il 95%. Così la pensano i dottori intervistati. Bravi. Complimenti. Così magari iniziano una terapia. E bravi voi, che ve ne uscite dal loro ambulatorio affranti con la ricetta in mano, pronti ad inghiottire qualunque rimedio possa tentare di guarirvi, senza neppure provare a ragionare con la vostra testolina.

In verità si tratta di un caso (diffusissimo) di probabilità condizionata, o composta. Vi do la buona notizia: la probabilità che siate effettivamente malati è solo (all’incirca) del 2%, ovvero lo 0,02. Altro che 95 per cento.

Si ragiona così (e non è una cazzata: è la vostra pelle, ricordatelo la prossima volta che affrontate qualunque tipo di test, inclusi quelli intesi a comprendere e classificare il vostro QI, etc): è ben vero che il test fornisce solo 5 risposte sbagliate su 100 (ovvero dice a cinque poveracci che sono malati non essendolo davvero), ma la malattia è diffusa mediamente solo su una persona su mille. Quindi, i falsi positivi del test, su un campione di 1000 è per l’appunto e semplicemente il 5% di 1000, ovvero: 50. Insomma: su mille persone che si presentano per fare il test a 50 verrà detto che sono malate (ma solo una lo è davvero!). Siccome la diffusione della malattia –però- è di 1 solo su 1000 e le probabilità si misurano con casi-a-favore/casi-totali (per esempio le probabilità di fare “3†ai dadi è di 1/6, una faccia su sei) le vostre possibilità personali di essere malati, con questo test che dice “lo sieteâ€, sono 1 su 50, ovvero 2 su 100, ovvero 2%.

Leggete di più.

Lunga vita alle maschere dei cinema!

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